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domenica, 07 febbraio 2010

Lettera a mia moglie

Ciao, Amore mio.
Leggevo la Bibbia, stanotte.
Soffermandomi su "Sia la Luce", o "Fiat Lux", o "γενηθήτω φῶς", o "יְהִי אוֹר".
Quant'è affascinante questa frase. È come una linea che apparentemente divida l'indivisa Eternità, cominciando quell'illusione che noi chiamiamo Tempo. Cosa fu prima? Non dovremmo dire "prima", non esistendo allora il tempo, ma possiamo usare il termine in un senso più metafisico che fisico.
"In principio Dio creò il cielo e la terra" in latino sarebbe "In principio creavit Deus caelum et terram". È la prima separazione, il primo dualismo, precedentemente fu solo l'Unità in Dio.
"Terra" non è ovviamente ciò che intendiamo oggi, ma indica la materia prima, in un mondo ideale e non materiale. Ed infatti è immediatamente detto "E la terra era senza forma, e vuota".
"E le tenebre ricoprivano l'abisso", questo primitivo mondo primordiale era assolutamente fermo, immobile, senza alcun genere di energia al suo interno, "E lo Spirito di Dio aleggiava sopra le acque".
È come un'attesa, un momento interminabile, un istante, dove tutto è calmo, paziente, ignorante che sarebbe avvenuto un incredibile e radicale cambiamento.
Tutto ciò stava "accadendo" senza accadere. Era solo avvenuta la separazione tra Infinito e finito. Era sempre un mondo senza Luce. Prima di ogni separazione dall'Unità in Dio la Luce era inutile, perché tutto era in Dio, e solo Dio esistette, ed Egli è la Sua stessa Luce. Ma la Terra necessitava di Luce, per essere guidata attraverso una vita temporanea, al fine di tornare infine in Dio: questa è la ragione per la quale la Luce fu, ed ancora è.
Infatti Dio vide che la Luce era cosa buona.

"E Dio divise la Luce dalle tenebre"
Ci sono una gran quantità di cose carine da dire in merito, e spero non ti dispiaccia, mio Amore, se proverò a spiegarti perché amo così tanto questo verso.
Prima di questo momento tutto nell'Universo era in un unico punto, ed era chiamato, in certe tradizioni orientali, "l'Uovo del Mondo". Un uovo contenente il seme di tutta la storia del Creato, in attesa di schiudersi. Dio aprì quell'uovo separando la luce dalle tenebre. Per spiegare quindi la parte finale ho bisogno di richiamare il Vangelo di Giovanni.
"E la Luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta".
Qui fu decisa la prima asimmetria.
Qui è deciso che, indipendentemente dalla quantità di oscurità, la Luce avrebbe sempre brillato in essa e che non fu mai, e mai sarà, vinta: questo è il primo dono da Dio.
Anche se talvolta le tenebre possono sembrare minacciose, non c'è mai alcunché di cui preoccuparsi davvero, giacché la luce che dimora nel profondo della nostra anima vi risiede calma, e niente può muoverla dalla sua perfetta posizione.

Et lux in tenebris lucet et tenebrae eam non comprehenderut.

Ti Amo, Amore, da quel punto nel profondo della mia anima, che è il medesimo della tua.
postato da: fabianox alle ore 02:50 | link | commenti
categorie: religione, metafisica, dualismo
lunedì, 04 gennaio 2010

Simbolismi nelle fattezze umane

L'essere umano è in sé un riflesso della struttura del Cosmo. Il solo aspetto del corpo reca espliciti una gran quantità di simboli. Innanzi tutto la sua posizione è verticale contrariamente alla gran parte degli animali che sono posizionati orizzontalmente rispetto al suolo: tutto ciò non è frutto di caotica evoluzione, come certa scienza profana si sforza di dimostrare.
La verticalità del corpo dell'uomo, oltre a simboleggiare che le sue possibilità di azione si estendono verticalmente tra spirituale e materiale, nonché possibilità di scelta, o meglio, determinazione del livello della propria spiritualità, rispecchia il Cosmo intero, tra il Cielo e la Terra. In primis ciò che è più ovvio, la testa volge verso l'alto, verso il cielo, ed i piedi poggiano sulla terra. La testa ha forma rotondeggiante, assimilabile al Cerchio, mentre i piedi, avendo la pianta pressoché piatta, aderendo al terreno, sono assimilabili alle forme rettangole (pianta-tallone) e quindi al Quadrato.
Nel simbolismo della tradizione estremo-orientale Cerchio e Quadrato sono rispettivamente Cielo e Terra: il Quadrato è una figura razionale, misurabile e nello stesso tempo rappresenta il grezzo, il livello più basso di materializzazione, definizione, specificazione; il Cerchio è la forma idealmente iniziale prima di ogni definizione, porta quindi simbolicamente con sé lo spirituale, l'immateriale, tutto ciò che è sovra-razionale (da non confondere con irrazionale, che nell'attuale linguaggio più comune fa riferimento a ciò che è, al contrario, al di sotto del razionale anziché al di sopra).

Cielo e Terra

La figura dove il Quadrato è concentricamente riprodotto nel Cerchio coadiuva la comprensione di tali simbolismi, tanto da essere stata sin dall'antichità la forma delle monete cinesi, oggetti comuni alla portata di tutti per millenni ma impiegabili come vero e proprio supporto alla meditazione.
Nella figura il Cerchio ed il Quadrato rappresentano due limiti, superiore ed inferiore: nello spazio tra i due limiti si possono immaginare un numero indefinito di sfumature e rapporti. L'Uomo, nella sua completa estensione, copre interamente l'intera distanza tra tali limiti e li tange: si ha così il ternario "Cielo, Terra, Uomo" più particolarmente designato col nome di Triade.
Nell'estrema primordialità ed archetipicità di questi simboli vi si possono relazionare un'enorme quantità di altri simbolismi, anch'essi estremo-orientali o provenienti da qualsiasi altra area geografica.

Chiaramente questo non rappresenta un articolo di approfondimento, quanto un insieme di suggerimenti, di spunti che dovrebbero incitare il lettore alla ricerca personale. Si valuteranno eventuali consigli o richieste di approfondimenti.
postato da: fabianox alle ore 04:26 | link | commenti (1)
categorie: religione, metafisica, simboli
martedì, 10 novembre 2009

Educazione e condizionamento mentale

Ogni età dell'uomo ha il suo profondo significato e ragion d'essere. L'infanzia e l'età della crescita corporea sono caratterizzate anche da una estrema malleabilità psichica; nella prima parte della vita una persona è destinata ad apprendere e acquisire le basi, i principi, per ottenere una forma improntata ad un seguente sviluppo e realizzazione nelle età successive. Tradizionalmente parlando i genitori (o l'istituzione preposta) dovrebbero trasmettere ai figli ciò che a loro fu trasmesso, istruzione religiosa ed influssi spirituali compresi (come il Battesimo).

Ci è contemporanea specialmente in occidente la smania, nelle persone, di conferire alla prole un'educazione che sia il più possibile neutrale, col porposito di non condizionare o limitare i propri figli e la loro volontà, nel nome della libertà di scelta che, a dire di qualcuno, ogni individuo dovrebbe essere messo in condizione di poter esercitare in ogni campo.
Si vede quindi, ad esempio, il genitore cattolico che lascia decidere al figlio in età tutt'altro che matura se frequentare la chiesa, se ricevere un'istruzione religiosa e se prendere i sacramenti.
Altro esempio è quello del genitore che decide di non far entrare il figlio in contatto con alcuna religione fino ad una certa età.
Non v'è dubbio sulla completa irrazionalità di tali scelte: nel primo caso il genitore lascia scegliere al figlio invertendo i naturali e tradizionali ordini gerarchici, oltre all'ovvia incapacità di un figlio neanche adolescente di discernere cosa sia meglio per lui; nel secondo caso il genitore, tenendo il figlio all'oscuro pensando di preservare un qualcosa di non meglio determinato, in realtà fa inesorabilmente passare i preziosi anni della recettività e lo confina in una sorta di ateismo, avendo quindi di fatto indotto il figlio ad acquisire un ben preciso stato mentale tutt'altro che neutrale. Nell'assenza dell'impronta del genitore il semplice vivere nel mondo provvederà comunque a dare una certa forma al giovane individuo, nella maggior parte dei casi semplicemente in linea con questi tempi.
È quindi in realtà chiaro che ambedue i genitori stanno operando un condizionamento sul figlio: l'istruzione altro non è che condizionamento, giacché si tratta di plasmare la giovane mente oggi affinché l'adulto di domani abbia basi su cui poggiarsi.

Nonostante tutte le false problematiche che il genitore perfettamente moderno e "laico", ma sarebbe meglio dire laicista, si pone, questi non esiterà poi, raggiunta quella definita "età scolare", a mandare il figlio alla scuola, dove avviene il grosso della formazione ideologica del figlio.
Rammentiamo solo brevemente, non essendo il tema di questo studio, che all'istruzione di massa in Italia è stata data una spinta decisa da Michele Coppino, politico e massone, proprio con l'intento di formare le menti dei giovani italiani in chiave razionalistica e materialistica e provocare quindi una frattura tra il popolo e la Chiesa Cattolica. Basti questo per prendere atto delle dichiarate intenzioni di indirizzamento mentale dell'istruzione obbligatoria sui giovani studenti.

Il contro-principio della libertà intesa in senso anarchico (non a caso "anarchia" significa "assenza di principio") fa paradossalmente il paio con l'obbligatorietà dell'istruzione come lo stato, tramite legiferazione, impone.
Abbiamo quindi uno scenario dove il genitore religioso si fa scrupoli ad trasmettere la religione, e la religiosità, al figlio, ma che mai si sognerebbe di mettere in dubbio la bontà e la necessarietà dell'istruzione obbligatoria, dove il figlio viene iniziato ad una sorta di ateismo mascherato da laicità.
Prima dei dieci anni avrà già imparato che l'uomo discende dalla scimmie o da qualche "antenato" comune e che la creazione biblica è una favola inventata da primitivi rozzi ed ignoranti che dovevano trovare spiegazioni a qualcosa che le loro irrazionali menti non erano in grado di figurarsi diversamente.

Coloro che vogliono la libertà dai condizionamenti non ne vogliono in realtà che un altro, che instilli nelle menti miscele di razionalismo, materialismo e quindi ateismo.
Questi sono, nei fatti, identificati con la parola "libertà".
postato da: fabianox alle ore 23:51 | link | commenti (3)
categorie: religione, educazione
martedì, 27 ottobre 2009

Il Dualismo Uomo - Donna

Il presente studio lascerà non approfonditi molti temi, che ci riproponiamo di trattare decentemente in seguito. Lo scopo di questo è dare un’idea di base e dei punti di partenza a chiunque sia interessato e chiunque voglia andare oltre gli sterili idealismi derivatici dalla nostra ignoranza di questi tempi.

Niente nel Creato può prescindere dalla dualità, tutto rientra quindi in un sistema duale dove si presenta un opposto, assoluto o relativo. Quel che sembra però sfuggire ai più è che in ogni dualismo esistono un termine dominante ed attivo ed uno sottostante e passivo. Dove c’è dualità c’è quindi asimmetria. Nel dualismo luce – tenebre, ad esempio, la luce è dominante, in quanto il buio più profondo non potrà mai prevalere sulla luce, essendo il buio nient’altro che assenza di luce. Quindi la luce è anche il termine attivo, in quanto sovrasta e squarcia le tenebre. Sullo stesso modello il caos non potrà mai prevalere sull’ordine se non apparentemente, o un qualcosa non potrà mai essere vuoto finché la pienezza, termine attivo, sarà mantenuta.
Alle medesime ineludibili leggi sono sottoposti gli esseri viventi.  Nell’umanità il principale dualismo osservabile è la suddivisione in uomo e donna (maschio e femmina). Nonostante il rischio di attrarre pesanti sebbene insensate critiche, non possiamo non osservare e riconoscere in tale dualismo la subordinazione di uno dei due termini, il femminile, all’altro, maschile.
Gli elementi che si possono portare a suffragio di tale tesi sono virtualmente illimitati. Cominciando da aspetti fisici osserviamo nell’uomo una maggiore forza fisica e genitali esteriori, quindi aspetti attivi, mentre nella donna un minore tono muscolare e genitali interni, aspetti chiaramente passivi. La donna accoglie in grembo il figlio, il che porta ad assimilarne simbolicamente la funzione ad un terreno fertile che accoglie le sementi. Aspetti sempre passivi ma che trovano nella manifestazione riscontro meno assoluto e più contingente sono remissività e fragilità caratteriale nella donna, a fronte di tenacia e resistenza dell’uomo. La donna ha solitamente più resistenza a sofferenze fisiche prolungate nel tempo, quindi una sorta di resistenza passiva, mentre l’uomo sopporta meglio forti traumi repentini, resistenza attiva. C’è bisogno di uno stadio di cecità mentale avanzato per non riconoscere che uomo e donna siano plasmati al fine di essere opposti e complementari, per completarsi ed equilibrarsi.
Sia uomini che donne sono persone e come tali hanno molte cose in comune, e condividono molti diritti e molti doveri, ma è evidente la polarizzazione in due termini opposti. Voler dichiarare l’uguaglianza tra i sessi sarebbe come voler dichiarare l’uguaglianza tra un protone ed un elettrone. Qualcuno obietterà che sì, le differenze tra uomo e donna ci sono, ma a livello sociale deve esistere parità assoluta di diritti, doveri e di conseguenza intercambiabilità sessuale nei ruoli. Ora, ai più quest’ultima sembrarà un’affermazione ragionevole, ma ci preme insistere che se è vero che molti diritti e doveri sono i medesimi, una società dove ognuno possa ricoprire qualunque ruolo in completa indipendenza dal suo sesso genera inevitabilmente caos. Il caos nasce dove le Leggi del Creato vengono violate, sebbene questo si verifichi solo in apparenza, in modo illusorio, essendo il Cosmo strutturato in modo da ricondursi sempre ad un nuovo equilibrio in armonia con le Leggi.
Tutto in questo mondo si fonda su dualismi asimmetrici. Un elettrone, pur rappresentando l’opposto di un protone, ha massa inferiore; non solo, ma rispondono a leggi simili, correlate, interdipendenti, ma diverse in virtù della loro simmetria.
Chi mai dichiarerebbe che le particelle subatomiche possano essere invertite, che l’una possa ricoprire il ruolo dell’altra?

Nella Genesi “lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque“. Lo spirito di Dio è la pura essenza, l’Idea. Le acque sono la pura sostanza, la Materia Prima (l’acqua rappresenta molto bene la completa passività, la sua forma è quella che le viene data). La Creazione avviene perché lo Spirito dà forma alla Materia Prima completamente informe.
Riconoscere quel che siamo è il primo e fondamentale passo verso la sconfitta dell’ignoranza che ci affligge.

postato da: fabianox alle ore 12:20 | link | commenti (5)
categorie: religione, metafisica, sesso, simboli, dualismo
lunedì, 31 agosto 2009

La Scienza Moderna ed il Luciferianesimo

Le scienze più meccaniche e materiali conoscono nel XX e XXI secolo uno sviluppo esponenziale, anche grazie alle ingenti risorse stanziate in loro favore da tutte le maggiori potenze economiche del mondo, statali o meno. Notevole fattore propulsore è anche il completo rigetto di ogni freno etico-morale e di ogni spiritualità, che porta ad una frenetica e convulsa ricerca priva di ogni provvidenziale scrupolo che potrebbe inibire e rallentare la ricerca.
Tra tutti i lati oscuri ed inquietanti che tale stato di cose ci lascia intravedere, uno tra tutti riteniamo il più perverso e diabolico e riguarda il campo delle scienze mediche.
Le scienze mediche moderne mirano ad ottenere la guarigione e la durabilità del corpo umano attraverso la somministrazione di sostanze chimiche sintetiche e gli interventi di chirurgia. Sebbene sia penoso osservare la decadenza generica delle scienze in mera manipolazione della materia a seguito di cieche sperimentazioni empiriche, l’aspetto più grottesco si concretizza nel tentativo di contrastare la morte il più a lungo possibile con ogni mezzo. Questo perché il reale fine di tali sperimentatori sarebbe quello di giungere, un imprecisato giorno, al raggiungimento dell’immortalità del corpo. Emblematica è la notizia di questi giorni dove si segnala il Premio Nobel per la Medicina (2009) assegnato proprio a tre ricercatori che hanno individuato un qualche indizio che costituirebbe un passo avanti sul come rallentare l’invecchiamento cellulare. Di poche settimane prima invece la notizia di un ricercatore biomedico che avrebbe costruito un automa comandato da cellule celebrali animali. Viene da chiedersi quanto breve sarà il passo per giungere alla sperimentazione umana.

***

Ma da cosa proviene tanta smania di immortalità del corpo? Dalla credenza che tutto ciò che esiste sia corporeo, verrebbe da dire, e che quindi si tenti di salvare il corpo in preda ad un’ansia materialistica di dissoluzione. In realtà bisogna osservare che qua la sovversione di ogni canone tradizionale è così spudorata da far intendere che ben altra strada abbia fatto giungere fino a questo punto i disinibiti ricercatori. Ogni Religione tradizionale indica all’uomo la meta ultima come il raggiungimento della Salvezza, condizione in cui l’Anima viene salvata a seguito della sua connessione al Principio. Qua invece abbiamo il disconoscimento di qualsiasi spiritualità e quindi il tentativo veramente anti-tradizionale di raggiungere la salvezza del corpo, che altro non è che una imitazione caduca della reale Salvezza, in piena coerenza satanica, che imita ciò che è Divino senza mai coglierne l’essenza, ma nella perpetua illusione di poterne prescindere.
Non ci sembra inadeguato richiamare anche qua il mito di Prometeo, colui che volendo portare il Fuoco Sacro (Lucifero/Conoscenza) dal Cielo alla Terra, ne snaturava irrimediabilmente l’essenza. Il tentativo di portare in Basso ciò che è in Alto è la sovversione da cui origina ogni illusione.
Ciò che è in Alto può essere conosciuto solo innalzandosi.
Questo dà quindi alla ricerca medica odierna un pieno carattere contro-iniziatico, incentrato a far divenire immortale ciò che mai potrà esserlo, o a dare l’illusione che barattare con l’anima qualche anno di vita in più possa essere una gran conquista.

postato da: fabianox alle ore 12:08 | link | commenti (5)
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La Morte nella Modernità

In ogni società tradizionale il rapporto con la morte è sempre stato regolare, si doveva vivere nella piena consapevolezza dell’incombenza della morte: questo è da ritenersi un atteggiamento sano.

Un atteggiamento insalubre s’è invece sviluppato col passare dei secoli e s’è consolidato nella modernità: il radicato irrefrenabile desiderio di rimandare, di ingannare, di sconfiggere la morte (1).

Si producono così tanti effetti secondari, l’evitare di parlare della morte ad esempio che sembra essere una regola di buon costume accettata da molti, o la convinzione che i bambini debbano venire a conoscenza della morte il più tardi possibile.
Per la sanità mentale e spirituale di un giovanissimo individuo è necessaria un’educazione che includa fin da subito il significato della vita, della morte e quindi i loro rispettivi fini.
I genitori trasmettono ai figli. Un genitore immaturo, che si rifiuti di accettare certe regole del mondo, trasmetterà alla prole tutta la propria inadeguatezza a vivere nel mondo in armonia con le sue leggi, crescerà un figlio che solo per un intervento ben accolto della Provvidenza potrebbe riuscire ad ottenere un proprio stabile equilibrio in età adulta.
La pratica comune del nascondere l’esistenza della morte ai bambini può sortire vari effetti, che poi si risolvono o aggravano quando nulla può più essere fatto per evitare il rimandato incontro.

Il rifiuto della morte, il desiderio di non pensarvi o perfino di ingannarla (2) daranno come frutti solo paura, irrazionalità, sofferenza. Senza questo presupposto la vita viene vissuta in un costante accecante inganno. La completa accettazione della morte come legge necessaria ed inevitabile aiuta (condizione necessaria ma ovviamente non sufficiente) invece a ripristinare la corretta prospettiva, il punto di vista ottimale da cui partire per vivere secondo ogni altra legge del Creato, e di conseguenza predispone ad una reale conoscenza di ciò che è Divino.

 

(1) Si tenga ovviamente presente che con morte si intende per tutto l’articolo esclusivamente la morte del corpo.

(2) Da notarsi come la scienza medica moderna viaggi proprio nella direzione della ricerca di tecniche sempre più sofisticate mirando ad allungare il più possibile la durata della vita, o addirittura a rigenerare e sostituire i tessuti del corpo invecchiati o danneggiati: molti di loro saranno pronti a confessare che i loro “sogni” vertano sul tentativo di “sconfiggere la morte”.

postato da: fabianox alle ore 12:08 | link | commenti (1)
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lunedì, 24 agosto 2009

Del Laicismo

Il laico è colui che, fedele di una certa religione, non appartiene al clero di questa. In epoca moderna, con la Rivoluzione Francese, si è diffuso un significato distorto del termine, ad indicare persone o stati completamente indipendenti e svincolati dall’autorità spirituale. Gli stati che si definiscono laici aboliscono paradossalmente la religione di stato: questo comporta una equidistanza dello stato nei confronti di qualunque culto, anche verso pseudo-religioni, eresie varie ed ateismo.
La laicità di stato, che possiamo chiamare laicismo, trova applicazioni differenti a seconda dei luoghi e dei tempi, ma generalmente possiamo dire che si formalizzi in un rifiuto totale dell’etica di derivazione religiosa. O meglio, elementi dell’etica possono coincidere, a patto che non siano direttamente controllati dall’autorità religiosa. In casi estremi, come quello della Francia, si è arrivati a proibire a studenti ed insegnanti (o personale in generale) di introdurre simboli religiosi nelle scuole, tutto in nome della presunta difesa della laicità di stato. Sembrerebbe inspiegabile come un vocabolo dal chiaro significato, anche prettamente etimologico, di subordinazione al clero, sia venuto a significare l’opposto, ovvero superiorità del volere del popolo. Si è arrivati al paradosso: un religioso moderno che si definisce laico dichiara in realtà la sua antireligiosità, dal momento che relega tutto ciò che è spirituale ad una qualcosa di interno che non deve influenzare minimamente il mondo, né le sue scelte. Un religioso che accetta leggi basate su un’etica artificiale, arbitraria, diametralmente opposta all’etica religiosa, è in realtà il più prezioso collaboratore di coloro che desiderano la distruzione di ogni spiritualità.

In chiave metastorica la secolarizzazione ed il laicismo appaiono come il dono del fuoco che Prometeo fa all’umanità: il nuovo ordine diviene quello dell’uomo che, ritenendo di aver ottenuto diritti divini, crea le proprie leggi in base al gusto, alla voglia, all’egoismo, all’opinione, ad un non meglio precisato ed del tutto aleatorio “buon senso”, salvo poi però ritenerle essere assolute e degne del massimo rispetto, come se fossero derivanti da Dio, quando invece rimangono unicamente nel campo del relativo, tanto inconsistenti da essere soggette a cambiamenti continui e caotici: chiunque quindi detenga il potere può definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato pretendendo di trovarne le radici in opinioni affatto relative.

Tutto è relativo, niente è assoluto, ogni opinione va rispettata in egual misura, ma nel contempo si stabiliscono etica e leggi conseguenti, e queste devono essere rispettate da ognuno, anche chi non è in accordo, alla stregua di verità assoluta ed inappellabile. Nessuna mente sana avrebbe la minima difficoltà a riconoscere quanto palesi e grottesche siano queste contraddizioni.

postato da: fabianox alle ore 12:08 | link | commenti (2)
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martedì, 11 agosto 2009

Nazioni ed Espansionismo

Le nazioni, ognuna di esse senza esclusione, costituiscono la formalizzazione più netta della subordinazione dell’autorità spirituale al potere temporale. Ne esistono di due tipi, quelle con e quelle senza religione ufficiale. Sebbene, come si può facilmente intuire, le seconde si possano ritenere in una qualche misura migliori rispetto alle prime, rimangono pur sempre caratterizzate da molteplici aspetti negativi, che ne precludono la bontà e causano, sia a breve che a lungo termine, involuzione spirituale. Storicamente la moderna concezione di nazione sorge alla fine del medioevo, in congiunzione quindi all’inizio del tutt’ora in corso tracollo spirituale occidentale. È la fine del sistema feudale e l’inizio dell’accentramento del potere, in virtù della coesione della nazione formalizzata nello stato. Insieme si assiste alla centralizzazione dell’economia e della lingua, che dall’essere frantumata in una gran quantità di dialetti viene unificata forzatamente in un’unica lingua artificiale ed inizialmente solo letteraria nata per lo più dalla fusione delle precedenti, o dalla predilezione arbitraria di elementi di una di queste su altre. La diffusione della lingua viene poi indotta tramite la letteratura, la stampa e la propaganda, mentre con la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa si ha il consolidamento totale. Col pretesto della nazione, concetto di per sé legittimo, viene compiuto l’illecito di unire, ma sarebbe meglio dire amalgamare od omogeneizzare, popolazioni, culture e tradizioni differenti, creando nient’altro che un innaturale appiattimento. Gli stati nazionali sono e sono stati fortemente voluti da coloro che credevano e credono ancora in una sorta di missione a loro affidata di unificazione, e quindi di pacificazione, del mondo. Costoro sono mossi dalla convinzione che la strada da seguire sia generare una qualche massa uniforme, omogenea, indifferenziata, che assimilano all’Unità divina. Per loro il bene si traduce in globalizzare, nel fare “da molti, uno” (il noto “e pluribus unum”, motto nazionale degli Stati Uniti d’America, prima ancora di “In God we trust”, e poi stampato sulle monete). Fare “da molti uno” non si traduce in Unità, ma in uniformità: la prima è da intendersi come qualità assoluta, o essenza assoluta, la seconda come quantità senza qualità, o sostanza senza impronta d’essenza. L’ignoranza di chi ha concepito e concepisce certi ideali è grandissima, giacché l’Unità non è ottenibile da una banale somma quantitativa. L’unica strada per l’Unità è risalire ad essa, non cercare di farla scendere giù verso di noi, che non è altro che profanazione, l’operazione inversa di quella voluta. Si è preteso poi di portare questa omogeneità in ogni ambito, politico, economico, sociale ma anche religioso. Si è artificialmente e funzionalmente creato e propinato alle genti un “sentimento nazionale” nel quale la religione è solo uno dei tanti elementi sottomessi al concetto di nazione. Essendosi la nazione fatta stato è lo stato che stabilisce e controlla ogni ambito, religioso compreso. Negli stati atei o comunque senza religione di stato si punta alla marginalizzazione della spiritualità, le nuove religioni delle genti divengono il consumo, l’intrattenimento, lo svago, la produzione seriale, la scalata sociale. Sostanzialmente dopo la formazione della nazione in virtù di certi valori di coesione, si passa alla statalizzazione e quindi alla sostituzione di questi valori più o meno buoni con altri sicuramente pessimi, spersonalizzanti e miranti alla dissoluzione, alla deumanizzazione. Nelle nazioni dove la religione rimane parte integrante c’è spesso, a meno che l’autorità spirituale non venga posta in posizione di priorità assoluta, il rischio di assistere ad una certa cristallizzazione, a cui prima o dopo segue una secolarizzazione con radicalizzazione di certi aspetti che di spirituale non hanno più nulla. Il fanatismo per gli aspetti secolarizzati delle religioni è solo una grottesca e pericolosa farsa.

* * *

Una volta che questo stato di cose ha preso forma il passo successivo è omogeneizzare totalmente l’umanità. L’espansionismo non consiste nel dominio di una nazione sulle altre, e quindi una successiva annessione di queste. Ogni nazione, per volontà degli stessi che le hanno prodotte, sacrificherà sé stessa per la nascita di una “nazione mondiale”, dove tutta l’umanità sarà un’unica nazione, sotto il “Governo del Mondo”. Ogni luogo sarà uguale all’altro, ovunque si parlerà la stessa lingua, ognuno praticherà (o non praticherà, a seconda delle intenzioni finali dei committenti) lo stesso culto, che comunque difficilmente sarà una vera spiritualità, ma più facilmente un qualche culto neopagano naturalistico totalmente a-spirituale, qualcosa di “new age” che a ben vedere si confà non casualmente al nuovo ipotetico mondo sin dal nome. Se tutto ciò sarà portato a compimento non è dato saperlo: quel che è certo è che uno stato di cose in cui tutto è dissoluto e senza forma non è per sua natura destinato a durare più di un battito d’ali.

postato da: fabianox alle ore 12:09 | link | commenti (1)
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mercoledì, 15 luglio 2009

Saturazione

In ottica fotografica, solo inizialmente.
Ogni volta che osservo il mondo, soprattutto quando viaggio, mi faccio sempre un’idea in tempo reale di come potrei rendere un certo scatto di una certa scena o angolazione.
Mentre ero intento in quest’operazione sull’autobus (sbagliato tra l’altro, il che mi ha dato un largo margine di meditazione in più mentre tentavo di tornare a casa) ho finalmente compreso come mai ho da sempre gran voglia di bianco&nero dominante sulla fotografia a colori.
Guardavo nell’autobus, con tutte le sedie completamente arancioni, guardavo la gente, con magliette di vari colori quali blu, rosa, giallo, verde, rosso. Semafori, insegne, pubblicità, automobili dalle carrozzerie “metallizzate” di blu, rosso, giallo e così via.
C’è troppa saturazione di colori. Tutti colori pieni, accesi, scintillanti, abbaglianti, stucchevoli, innaturali.
Sono giunto alla conclusione che la continua visione che abbiamo di questi colori ci abbia saturato gli occhi e che per colpa di questo non siamo più in grado di apprezzare sfumature. O di cogliere la pienezza di un colore come un qualcosa di raro ed eccezionale, come il rosso intenso di un fiore, che ormai si può trovare in qualsiasi automobile, o vestito, o borsetta, o lattina di qualche drink, o penna, o etichetta.
Quindi esattamente come siamo saturati (coniugato passivamente non a caso) di cibo, di “intrattenimento”, di suoni, di immagini, allo stesso modo lo siamo di colori.

A me non piace molto Polański, come persona, e soprattutto essendo l’autore di “La Nona Porta” non si guadagna la mia simpatia. Però gli riconosco una cosa: ho visto “Il Pianista”, ed a prescindere dalla trama o da quello che chiamano “post-processing”, sono rimasto colpito proprio dai colori, tutti tenui, nessun pugno negli occhi.
Finito il film, piuttosto lungo, sono uscito e con grande sorpresa mi sono subito reso conto di quanta accozzaglia artificiale si vede oggi in giro. Soprattutto i rossi, verdi, gialli, blu. Soprattutto d’estate.
Quel che non va non sono unicamente i colori accesi in sé, quanto la mescolanza informe, il vuoto semantico del caotico arcobaleno di colori indossati dalle frenetiche folle, o da quel che si portano appresso, o da ciò che sta loro intorno.
Nei colori, come in tutto, occorre parsimonia, oculatezza, motivazione ed anche rinuncia. Affinché i colori tornino ad avere un senso, affinché il loro gusto sia nuovamente percepibile dai nostri occhi (ed dalle nostre menti) assuefatti, saturi.

postato da: fabianox alle ore 12:08 | link | commenti (1)
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